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Cogenerazione e teleriscaldamento

Definizione di CHP, DH e CHPDH

La cogenerazione è indicata con l’acronimo CHP ovvero Combined Heat and Power e consiste nella produzione simultanea di elettricità e calore: entrambi questi prodotti devono però essere effettivamente utilizzati, ad esempio l’elettricità può essere usata per alimentare macchinari elettrici mentre il calore per scaldare delle abitazioni oppure devono essere immagazzinati. In caso contrario, non si può parlare di cogenerazione ma si deve parlare di produzione elettrica o termica (in generale non cogenerativa) e si deve assumere che l’energia che non si recupera nel processo sia scarto e questo scarto riduce necessariamente l’efficienza energetica del sistema (nella realtà si definiscono dei parametri tecnici legati all’energia recuperata ed al risparmio energetico che indicano se si può parlare di cogenerazione).

Uno schema di teleriscaldamento (indicato con l’acronimo DH ovvero District Heating fornisce invece calore generato da un sistema termico o cogenerativo distante anche parecchi chilometri dal punto di consumo, contribuendo così a migliorare la qualità dell’aria ed il paesaggio della comunità in cui è presente.

Se il sistema che alimenta il teleriscaldamento è cogenerativo e se questo serve molteplici abitazioni o edifici allora si usa l’acronimo CHPDH ovvero Combined Heat and Power District Heating che combina i due termini precedenti ed indica un sistema energetico estremamente efficiente in quanto il calore è recuperato da un sistema CHP (quindi ad altissima efficienza energetica). Un simile sistema consente di ridurre l’inquinamento atmosferico, il consumo di energia ed in generale l’impronta di CO2.

Figura 1. Un sistema di teleriscaldamento (sinistra) e come questo sistema si collega in una casa (destra) (R.Wiltshire 2011).

Il cogeneratore e l’efficienza energetica

L’elemento principale di un sistema CHP è un macchinario che produce elettricità e calore simultaneamente chiamato talvolta cogeneratore. Questo macchinario è usualmente un motore endotermico, simile a quello che si trova in una comune autovettura, o una turbina che può usare come combustibile: gas naturale, biomassa, biogas, carbone, olio vegetale o qualche altro combustibile.

La massima elettricità prodotta e ceduta alla rete elettrica dal sistema CHP rispetto all’energia consumata sotto forma di combustibile ed assorbita dagli ausiliari definisce l’efficienza elettrica del sistema CHP. Equivalentemente, il massimo calore prodotto e recuperato rispetto all’energia del combustibile impiegato definisce l’efficienza termica del sistema CHP.

Poiché un sistema CHP è progettato per recuperare molto del calore prodotto durante il processo di combustione al fine di utilizzarlo, i sistemi CHP sono in grado di raggiungere un’efficienza energetica complessiva (elettrica e termica) di circa il 75% (Agency 2008), che è del 24% più alta dei sistemi convenzionali di generazione.

Figura 2. Un sistema convenzionale paragonato ad un sistema CHP: a parità di produzione il sistema convenzionale brucia 147 unità di combustibile contro le 100 unità di un sistema CHP (Agency 2008).

L’importanza dei sistema CHPDH

Considerando il fatto che l’elettricità non può oggi con le attuali tecnologie essere immagazzinata in grandi quantità in modo economico ed efficiente, si comprende perché c’è stato negli ultimi anni un duro e prolungato lavoro di ricerca e di sviluppo di sistemi capaci di accumulare e distribuire il calore in modo economico ed efficiente.

Il calore, tecnicamente chiamato energia termica, è tipicamente associato ad un fluido ed alla differenza di temperatura nel fluido.

Un sistema CHP è capace di scambiare con altri fluidi (in particolare con l’acqua) la maggior parte del calore prodotto per mezzo di scambiatori di calore e come segno tangibile di questo scambio si assiste ad un innalzamento della temperatura del fluido. Questo significa che la possibilità di avere una rete di teleriscaldamento connessa ad un sistema CHP consente a quest’ultimo di recuperare il massimo del calore possibile e pertanto di raggiungere la più alta efficienza energetica.

Qui sotto una serie di sistemi CHP confrontati in termini di efficienza energetica, dall’alto si parte con la turbina a vapore e si prosegue con il motore endotermico a gas naturale, il motore diesel, il motore a gas, le microturbine (turbine capaci di erogare potenza elettrica sotto i 200 kW) e le celle a combustibile (Agency 2008).

Il progetto Anaconda è un sistema CHPDH capace di raggiungere un’efficienza energetica del 92%. Il sistema di basa su un motore endotermico a gas naturale da 3 MW elettrici ed altrettanti termici ed una rete di teleriscaldamento lunga 13 km che serve oltre 65 edifici ed è in funzione da 10 anni nella città di Borgaro Torinese (TO).

Fonti citate

  1. Agency, U.S. Environmental Protection. “Catalogue of CHP technologies.” Combined Heat and Power Partnership. 2008. 1-14.
  2. R.Wiltshire. “Low temperature district energy systems.” 16th, Building Services, Mechanical and Building Industry Days, International Conference, 14-15 October. Debrecen, Hungary: International Conference, 14-15 October, 2011.

Il nostro decalogo per ridurre la tua impronta

Oggi noi tutti dobbiamo tentare di ridurre la nostra impronta di CO2 (la formula chimica dell’anidride carbonica) perché il nostro pianeta è seriamente minacciato da questo formidabile gas serra. Cogenpower ed il suo team si sono dedicati da sempre alla riduzione di CO2 nell’atmosfera grazie anche alla loro tecnologia Anaconda.

Ecco allora che ti presentiamo in questo articolo 10 semplici cose da fare per dare anche tu il tuo contributo a questa sfida generazionale e ridurre la tua impronta di CO2.

  1. Usiamo tecnologie più efficienti
    • Oggi gli elettrodomestici che acquistiamo o i sistemi di riscaldamento o di raffreddamento che usiamo riportano esattamente il loro grado di efficienza energetica. Scegliamo i prodotti con maggiore efficienza energetica come ad esempio il teleriscaldamento di Borgaro dotato della tecnologia Anaconda che raggiunge un’efficienza prossima al 100% ed evitiamo altri sistemi che danneggiano l’ambiente.
  2. Riduciamo i rifiuti
    • I rifiuti devono essere raccolti, trasportati e smaltiti solo per citare le tre maggiori attività. Queste attività richiedono una notevole quantità di energia e di risorse naturali. Impegniamoci tutti a ridurli il più possibile perché produrre energia e consumarla implica produrre più CO2.
  3. Ricicliamo di più
    • Riciclare significa che ciò che abbiamo creato una volta (usando energia e risorse naturali e creando CO2) può essere riutilizzato anche più volte e questo comporta un risparmio di risorse e meno inquinamento.
  4. Finiamola con lo stand-by
    • La funzione stand-by nei nostri computer, televisori, forni ed in tante altri apparecchi è stata inventata perché in questo modo l’apparecchio si accende in un milionesimo di secondo invece che in mezzo secondo. Pochi però considerano che la funzione stand-by assorbe energia elettrica, poca ma costante. Domandati: lasceresti un rubinetto d’acqua leggermente aperto? Sicuramente no, ma allora perché farlo con gli apparecchi di casa?
  5. Evitiamo la plastica
    • La plastica è stata una grandissima invenzione e gode ancora oggi di molteplici usi ma l’esperienza mostra che non può battere alcun prodotto naturale per durata e per bellezza. Inoltre la plastica non è biodegradabile quindi se finisce in natura, ad esempio nei nostri bei mari, rimane lì praticamente per sempre. Lentamente ne possiamo fare tutti a meno.
  6. Usiamo i LED
    • I diodi ad emissione luminosa ovvero i LED sono stati un’invenzione notevole perché consumano una frazione di energia elettrica rispetto alle altre tipologie di lampadine. Li trovi ovunque. Perché non a casa nostra?
  7. Isoliamo le nostre case di più e meglio
    • Quando arriva l’inverno o l’estate si sente tutti un gran freddo o un gran caldo. Si potrebbe stare meglio con delle case più e meglio isolate perché d’inverno l’isolamento trattiene il calore dall’interno mentre d’estate la casa rimarrebbe più fresca.
  8. Aggiustiamo invece di buttare
    • Siamo così abituati al primo guasto a buttare tutto ed a ricomprare che neanche pensiamo più che solo una generazione fa i nostri padri erano abituati ad aggiustare tutto. Più aggiustiamo e meno dobbiamo sostituire, più risparmiamo e meno rifiuti produciamo.
  9. Compriamo localmente
    • Sembra un’ovvietà ma comprare nella zona in cui si vive invece di farsi decine e decine di chilometri non solo aiuta l’ambiente ma anche la comunità in cui viviamo, oltre a farcela conoscere ed apprezzare meglio.
  10. Chiediamo se non sappiamo
    • Gli smartphone ti hanno abituato ad avere sempre le risposte su tutto che non ti poni più il problema di chiedere anche quando non sai o non sei sicuri.

Cogenpower è un’azienda del tuo territorio che da oltre 10 anni si occupa di efficienza energetica, di tecnologia e di ambiente.

Se hai una domanda, riceverai una risposta.

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Quanto si risparmia riducendo di 1°C il termostato di casa?

Sempre più frequentemente si legge che è sufficiente ridurre di 1°C il termostato di casa per ridurre del 30% la bolletta di riscaldamento. Ma è vero?

Prima di tutto, noi di Cogenpower vogliamo esprimere una nota di cautela a riguardo di quanto si legge su energia, risparmio energetico e tecnologie energetiche sui quotidiani e si sente alla radio o alla televisione. Questi mezzi di informazione molto spesso riportano delle informazioni che generalmente non sono basate sui fatti o semplicemente non sono intese bene da chi le riporta o, in taluni casi, risultano completamente sbagliate.

Per esempio, un errore tipico è che i mezzi di informazione riportano un costo di riscaldamento medio that si riferisce ad esempio ad un intero anno, ma noi tutti sappiamo che il consumo di energia per riscaldamento avviene nei tre mesi più freddi quando il costo del combustibile è in ogni caso maggiore a causa della dinamica di domanda ed offerta.

Questo significa che quando i prezzi medi vanno giù la riduzione della bolletta di riscaldamento è molto più piccola che quanto riportato dai mezzi di informazione, mentre quando i prezzi vanno su purtroppo l’aumento sarà maggiore di quanto riportato. Ogni anno ci confrontiamo con i nostri clienti su questi temi che nascono da un’informazione poco accurata.

Ogni anno in Cogenpower noi riceviamo una domanda dai nostri clienti circa i risparmi sulla bolletta di riscaldamento che si potrebbero ottenere riducendo di 1°C il termostato, dicendo che hanno sentito sui mezzi di informazione che il risparmio è di circa il 30%. Ma è vero?

Rispondere in maniera scientifica ed accurata a questa domanda sta diventando sempre più rilevante grazie alla moderna tecnologia che consente il controllo remoto degli elettrodomestici e dei termostati nelle case. Queste tecnologie possono oramai essere direttamente installate sugli smartphone dando all’utente finale il controllo totale della gestione energetica della sua casa.

Ovviamente la risposta dipende dallo specifico isolamento della casa in questione, dalle persone o animali che la occupano (dato che entrambi producono calore che viene rilasciato nella casa!) e dalle specifiche attività che si fanno nella casa (ad esempio la cucina è usualmente più calda di uno studio isolato).

Mettendo insieme diversi casi e scenari e generando migliaia di simulazioni al computer durante tutto un anno, Cogenpower ha calcolato che riducendo di 1°C la temperatura in casa si può risparmiare mediamente il 3% sulla bolletta di riscaldamento, che è di fatto un decimo di quanto riportato da eminenti mezzi di informazione!

Assumendo pertanto che in un appartamento o in una casa il costo del riscaldamento sia di €900, riducendo di 1°C il termostato ambiente si risparmierà solo €27. Non è molto ma se quel calore in ogni caso non era necessario è una buona decisione ridurre di 1°C la temperatura.

C’è però una buona notizia: il sistema è totalmente simmetrico. Questo significa che alzando di 1°C il termostato il maggior costo non supera il 3% ovvero nell’esempio precedente si spenderà in più solo €27.

Molti suggeriscono in fatti di mantenere la casa ad una temperatura media di 20°C +/-2°C e raccomandano che nelle stanze in cui si dorme si opti per una temperatura leggermente inferiore, diciamo tra 18°C e 20°C, mentre nelle stanze in cui si svolgono le attività quotidiane si decida per una temperatura leggermente più alta, diciamo tra 20°C e 22°C.

In conclusione, è sempre una buona idea controllare con più fonti quanto si legge o si sente sui mezzi di informazione relativamente all’energia, al risparmio energetico ed alle tecnologie energetiche.

Come funziona il contratto ESCO o EPC?

Recentemente si sono diffusi due nuove tipologie di contratto definite con le sigle contratto ESCO ovvero contratto Energy Service Company (dall’inglese Contratto di Società di Servizi Energetici) e EPC ovvero Energy Performance Contract (dall’inglese Contratto di Rendimento energetico). Poiché il contratto EPC è usualmente fornito da una società che si definisce ESCO a volte questi due contratti sono rappresentati come lo stesso contratto ma in realtà essi hanno tipologie alquanto differenti.

Con la formula ESCO, ideale per condomini e piccole-medie aziende oltre che per impianti sportivi, il cliente finanzia in parte l’investimento grazie ai risparmi derivanti dall’efficienza energetica del nuovo impianto che riscontra direttamente sulle tariffe energetiche e sui consumi oltre a poter beneficiare in taluni casi di incentivi.

In questo caso è fondamentale l’analisi energetica e di fattibilità tecnica preliminare alla base poi dell’offerta al cliente perché in essa vengono esplicitati i costi dell’intervento, i risparmi conseguibili e soprattutto la durata del contratto tra la società ESCO ed il cliente.

Con la formula EPC, ideale per tutte le strutture pubbliche e di servizio e per le aziende, il cliente paga per la realizzazione dell’impianto a prezzi competitivi ed è disponibile a riconoscere un premio qualora si realizzino le performance contrattuali previste.

Infatti il contratto di rendimento energetico o EPC è il contratto con il quale un soggetto “fornitore”, normalmente una ESCO ma non necessariamente, si obbliga al compimento – di una serie di servizi e di interventi integrati volti alla riqualificazione e al miglioramento dell’efficienza di un sistema energetico (un impianto o un edificio) di proprietà di altro soggetto (beneficiario), verso un corrispettivo correlato da un lato all’intervento richiesto ma dall’altro all’entità dei risparmi energetici (preventivamente individuati in fase di analisi di fattibilità) ottenuti in esito alle attività di efficienza del sistema (la definizione dell’istituto in parola si rinviene nella Direttiva CE/32/2006, che ha trovato attuazione in Italia con il D.lgs. n. 115/2008).

Nel primo caso (ESCO) dunque il cliente può usufruire in parte di una certa capacità finanziaria offerta dalla ESCO e dovrà utilizzare una parte dei risparmi energetici per ripagare questa capacità finanziaria aggiuntiva per ottenere il possesso dell’impianto, mentre nel secondo caso (EPC) l’impianto è sempre suo ma dovrà condividere una parte dei risparmi ottenuti.

In relazione alla ripartizione dei rischi, alla copertura del finanziamento ed alla remunerazione della ESCO e del cliente, gli interventi di prestazione energetica possono dar luogo alle seguenti sotto tipologie di contratti:

1) il First out, in cui la ESCO fornisce essa stessa il capitale o ricorrendo a finanziatori terzi. Il risparmio energetico conseguito viene interamente utilizzato per ripagare il finanziamento dell’intervento e remunerare l’attività della ESCO. Il contratto solitamente ha una durata di circa 5 anni. Alla scadenza contrattuale il risparmio va interamente a favore del cliente che diventa proprietario degli impianti e delle opere eseguite. Con questo approccio la ESCO incamera il 100% dei risparmi realmente ottenuti fino alla scadenza contrattuale. Tutti i costi e i profitti sono dichiarati in anticipo e i risparmi sono impiegati innanzi tutto per la copertura completa di questi costi. La ESCO mantiene la proprietà dell’impianto fino alla scadenza del contratto, successivamente alla quale lo stesso si trasferisce nella titolarità del cliente.

2) lo Shared Savings, in cui, come nel modello precedente, la ESCO fornisce il capitale con fonti proprie o ricorrendo a finanziatori terzi; tuttavia, le parti si accordano sulla suddivisione dei proventi del risparmio. I contratti hanno una durata di circa 5-10 anni in considerazione del fatto che soltanto una quota del risparmio contribuisce al recupero dell’investimento iniziale. Durante l’esecuzione del contratto la proprietà degli impianti e delle opere rimane in capo alla ESCO e alla scadenza contrattuale si trasferisce al cliente. In un contratto a risparmi condivisi, dunque, l’investimento viene rimborsato sulla base di un accordo, tra la ESCO e l’utente finale, di suddivisione della quota di risparmio determinato dallo studio di fattibilità. Come nel modello First Out,la ESCO oltre al rischio tecnico inerente alla performance a cui è legata la sua remunerazione, assume anche il rischio finanziario.

3) Nel Guaranteed Savings il soggetto finanziatore è un soggetto terzo diverso dalla ESCO e dal cliente ma in questo modello è il cliente che sottoscrive il prestito, mentre la ESCO normalmente assume il ruolo di reperire ed organizzare il finanziamento, oltre a garantire un certo livello di rendimento in base al quale riceve il compenso dal cliente. Il contratto dura circa 4-8 anni. Secondo questa formula, dunque, la ESCO si impegna essenzialmente a garantire che i risparmi non siano inferiori ad un minimo concordato, stabilito sulla base dell’analisi di fattibilità. La garanzia del risparmio si esplica attraverso formule che prevedono un indennizzo in favore del cliente in caso di consumi maggiori rispetto a quelli garantiti; nel caso in cui, invece, si conseguano risparmi superiori a quelli attesi, questi andranno normalmente a beneficio del cliente. Per quanto concerne la formula contrattuale denominata Guaranteed Savings (quella più diffusa negli Stati Uniti) il cliente finale finanzia la progettazione e l’installazione del miglioramento delle misure di efficienza, assumendosi l’obbligo contrattuale del pagamento e il conseguente rischio di credito. Il prestito, in questo modo, grava sul bilancio del cliente e riduce, come in un prestito ordinario, la  capacità d’affidamento della ESCO che, se l’esposizione fosse garantita diversamente,  potrebbe essere impiegata per finanziare altre iniziative. Il ruolo della ESCO è quello di reperire il finanziamento assumendosi il rischio tecnico relativo alla riuscita della riqualificazione. La ESCO si impegna a garantire che i risparmi non siano inferiori ad un minimo concordato, stabilito sulla base delle attività di auditing. Questa modalità è sempre una modalità di performance contracting: il cliente continua a pagare le bollette delle precedenti utilities e le fatture combustibili e paga alla ESCO un canone con il quale remunera il servizio di gestione (O&M: Operations & Maintenance). In tal caso il totale della spesa annua non supera comunque la spesa energetica “storica” del cliente; in questo caso, però, la ESCO dovrebbe avere esperienza, referenze e asset per potere offrire al cliente le garanzie sul risparmio (direttamente o mediante forme assicurative note come performance bond).

4) Un’altra forma di finanziamento degli interventi è quella del cosiddetto Four Step che consiste nella ottimizzazione della conduzione e manutenzione ordinaria (Step 1 – O&M: Operation and Maintenance); i risparmi ottenuti dall’O&M finanziano interventi di efficientamento semplici e a basso costo (Step 2); i risparmi generati da O&M e primi interventi finanziano l’implementazione di misure di taglia media (Step 3); i risparmi derivanti dalle tre fasi precedenti forniscono le risorse per le modifiche più impegnative e a più lungo tempo di ritorno (Step 4).

5) Un altro modello è detto Build-Own-Operate & Transfer (BOOT); secondo tale modello la ESCO progetta, costruisce, finanzia, ha la proprietà e si occupa della conduzione del nuovo impianto per un certo periodo di tempo fissato, al termine del quale trasferisce la proprietà al cliente. Il cliente è di solito un’impresa speciale costituita per uno specifico progetto o missione. Il contratto BOOT sta  avendo una certa diffusione in Europa soprattutto per il finanziamento di impianti particolari; anche questa denominazione indica un tipo di contratto di Finanziamento Tramite Terzi.

6) Con il First in, all’utente viene garantita una determinata riduzione delle spesa energetica storica sostenuta negli anni precedenti all’intervento; così ad esempio, potrà essere garantita una riduzione minima della spesa energetica pari al 5% dell’importo risultante dall’ultima fattura. Il risparmio economico conseguito per effetto dell’intervento effettuato dalla ESCO – responsabile degli impianti, di cui manterrà la proprietaria e la gestione fino alla conclusione del contratto – viene introitato dalla ESCO per tutta la durata contrattuale che sarà fissata nel numero di anni necessari alla ESCO per coprire l’investimento da effettuare più l’utile di impresa, secondo le previsioni di risparmio energetico di progetto. Naturalmente, i criteri per la valutazione del risparmio previsto e per la verifica del risparmio effettivamente conseguito, vengono contrattualmente definiti. Normalmente la durata di tale tipo di contratto ha tempi è di sette o otto anni, anche se può essere pattuita una durata maggiore (o minore, ma quest’ultima ipotesi si verifica raramente). Di norma l’utente deve pagare un importo totale annuo suddiviso in dodici rate di pari importo, che viene conguagliato a fine anno a favore dell’utente, nell’ipotesi in cui il risparmio effettivamente ottenuto superi la misura garantita. Tale tipologia contrattuale consente all’utente di ottenere una serie di vantaggi, quali la preventiva conoscenza dell’ammontare della spesa energetica da affrontare; la rateizzazione della spesa energetica in importi fissi mensili, con eventuale conguaglio annuale; la riduzione dei costi amministrativi; il conseguimento di un risparmio energetico minimo garantito.

7) Secondo lo schema contrattuale dello Chauffage, il cliente affida la gestione dei propri impianti alla ESCO che provvede al pagamento delle bollette energetiche e delle fatture dei combustibili per tutta la durata del contratto, dietro il corrispettivo di un canone pari alla spesa energetica che il cliente affrontava prima dell’entrata in vigore del contratto, meno uno sconto pattuito. Ed è il contratto di Chauffage lo schema contrattuale maggiormente simile a quello più adeguato al soddisfacimento delle esigenze della Pubblica Amministrazione, denominata “gestione calore” o “servizio energia”. In particolare, con il contratto di “gestione calore a forfait” il fornitore assume l’impegno di garantire il mantenimento di una determinata temperatura (contrattualmente pattuita) negli edifici occupati dagli utenti per gli orari e i periodi pattuiti, dietro un corrispettivo forfetario. Nel contratti di “gestione calore a gradi-giorno” per ogni grado-giorno fornito è prevista una determinata tariffa che copre tutti gli oneri contrattuali; l’importo consuntivo si ottiene moltiplicando il prezzo unitario contrattuale per i gradi-giorno effettivi stagionali.

Contattaci per saperne di più e per discutere delle tue esigenze con un esperto di gestione energia.

Intelligenza Artificiale: la quinta dimensione

Un’area che ha attratto un mucchio di interesse e considerevoli investimenti è sicuramente il campo dell’Intelligenza Artificiale, spesso abbreviato come AI.

L’obiettivo principale dell’AI è di imitare il comportamento umano.

Questa definizione ha causato nel passato molta confusione poiché si pensava che l’AI puntasse ad imitare gli esseri umani in tutta una serie di attività mentali mediante macchine elettroniche (chi non si ricorda l’esperimento di un robot che provava a fingere di essere una persona rispondendo a specifiche domande?) ed addirittura a migliorarne le abilità umane.

Oggi, per fortuna, l’AI è correttamente interpretata come quella disciplina nella quale le macchine imitano non tanto le attività mentali umane quanto piuttosto il comportamento umano per esempio nella guida delle auto, nelle risposte al telefono mediante centralini sempre più sofisticati o come nel caso di Cogenpower nel riuscire a far funzionare in maniera autonoma, intelligente ed efficiente una centrale di produzione combinata di calore e di elettricità con annessa una rete di teleriscaldamento (in breve siglato come sistema CHPDH).

Nella storia dell’AI ci sono state quattro direzioni specifiche lungo cui essa si è sviluppata.

  1. La prima direzione è sicuramente lo studio della robotica, che ha a che fare con le richieste e le necessità pratiche dell’industria di macchinari industriali, che possono eseguire diverse attività in maniera intelligente ed autonoma (solitamente anche pericolose o semplicemente la cui versatilità o complicazioni sono meglio gestite da bracci robotizzati che da essere umani). Spesso in questo campo i robot possono raggiungere velocità ed affidabilità ben oltre le capacità umane. Questo campo è oggi ancora in pieno sviluppo tecnologico.
  2. La seconda direzione è relativa alla fisiologia; in questo caso, l’AI è usata per imitare il comportamento del cervello umano (o di qualunque altro animale per ciò che ci riguarda) per mezzo di dispositivi elettronici e, dall’osservazione delle sue interazioni con veri esseri umani, si prova a dedurre teorie ed imparare come il cervello potrebbe funzionare.
  3. La terza direzione che è sempre stata rilevante nel passato ma che oggi ha visto una forte riduzione di interesse riguarda la filosofia, assumendo che l’AI possa aiutare a ricercare degli schemi e delle soluzioni su come la nostra mente (non il nostro cervello) lavora per elaborare e risolvere problemi.
  4. Infine, possiamo considerare come quarta dimensione quella che è rappresentata dai cosiddetti sistemi esperti, secondo i quali il sapere essenziale e fondamentale di un’intera professione (ad esempio la professione legale o quella relativa al funzionamento di un computer domestico) possa essere codificato in un computer o in architetture più sofisticate fino al punto in cui esso possa autonomamente e senza intervento umano svolgere una buona parte di quella professione senza ulteriori ausili.

Noi riteniamo che in questa tradizionale separazione (vedi per esempio il libro di Roger Penrose The Emperor’s New MindThe Emperor’s New Mind o in italiano La mente nuova dell’imperatore) manchi una fondamentale ulteriore dimensione che riguarda l’abilità di un’apparecchiatura elettronica di definirsi un problema e di trovare una soluzione adeguata prima che l’ambiente su cui essa possa agire (come nel caso della robotica) oppure anche non agire (come nel caso di un simulazione di un esperimento) si modifichi.

Noi definiamo questa quinta dimensione la predicibilità.

La sfida della predicibilità è estremamente interessante ed al tempo stesso difficile e complessa, perché essa coinvolge l’abilità di creare un modello accurato dell’ambiente e del sistema e questo modello deve contenere oltre che il sistema stesso anche degli elementi stocastici o casuali che rispondono a delle sollecitazioni esterne ed interne da parte del sistema e pertanto sono anch’essi manipolati dal sistema stesso che perturba continuamente l’ambiente.

Quello che noi abbiamo scoperto però è che queste separazioni delle dimensioni evolutive dell’AI, di cui le più importanti sono la robotica, i sistemi esperti, la fisiologia (utile anche a capire le interazioni sui social) e la predicibilità,  non sono così nette ma esistono diverse sovrapposizioni quando si tenta di definire cosa sia un sistema di intelligenza artificiale e come esso funzioni.

Infatti nel nostro sistema CHPDH in cui è utilizzata una tecnologia soprannominata Anaconda abbiamo potuto osservare che il sistema di AI vive ed opera in una dimensione unica definita dalla sovrapposizione di robotica e di predicibilità, un’area che noi crediamo sarà dove appariranno la maggior parte delle applicazioni sviluppate nei prossimi anni, si pensi solo alle macchine che si guidano da sole ed alle assistenti di ufficio.

Su questo fronte l’impegno di Cogenpower è di continuare la sua già importante attività di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’energia e dell’Intelligenza Artificiale.